Uno sguardo sull'associativismo professionale italiano

Sono nella professione da molti anni, più di trenta. Ho fatto parte della mitica AFIP con personaggi che sono citati nelle enciclopedie e ad ogni riunione mi chiedevo perchè mi avessero voluto o perchè continuasserp a tenermi tanto ne avevo rispetto, ma non ostante tutto ho con essi partecipato attivamente alla gestione portando ogni volta un contributo che poteva essere messo in discussione e contestato, modificato o accettato, ma la cosa mi stimolava a pensare alla Professione come a qualcosa in continua evoluzione.

Purtroppo AFIP non seppe progettare un ricambio generazionale degli Associati e dopo la crisi del ‘92 la maggior parte dei Soci operò un lento ritiro dall’attività oltre che per sopraggionta anzianità anche per un’inaridimento del mercato. Poi, dalla sua fondazione ho fatto parte di Tau Visual.

Ogni volta che il “coordinatore” Roberto Tomesani affronta un argomento partecipo atttivamente inviando commenti (non amo dare suggerimenti) ed esprimendo la mia opinione in merito. Ultimamemente si sta parlando molto (a mio parere troppo) di microstock a proposito del quale ho inviato una relazione esauriente elaborata facendo, a mie spese, un esperimento di sei mesi durante i quali una stagista è stata applicata a tempo pieno sull’argomento.

Non pretendo, come non ho mai preteso, di essere depositario della verità, nella convinzione che sia il dubbio e non la certezza che alimenta la mente umana. Ma le mie argomentazioni sono state ignorate da Tomesani e contestate da Pianigiani che per altro è un giornalista e non un fotografo. Poi mi arriva un messaggio quasi entusiastico in cui mi si preannuncia che Tomesani e Pianigiani andranno ad un congresso appositamente organizzato sull’argomento e dopo ce ne verrà riferito il succo.

Ora nulla togliendo ad ambedue, devo rilevare che hanno esperienza del settore di riflesso, e solo di riflesso. Da un po’ di tempo l’impressione che l’associazione si allontani sempre di più dai fotografi per vivere di una vita propria, come sempre le associazioni fanno se sono condotte da terze persone.

Chiarisco meglio il concetto: Assoindustria funziona bene ma al timone c’è la Marcegaglia, e così le associazioni dei Commercianti piuttosto che degli Architetti o dei Medici. Credo il momento sia maturo perchè un’Associazione come Tau Visual “gemmi” settori di appartenenza specifici (matrimonialisti, fotografi di moda e pubblicità, reporters sportivi e non,artisti impegnati nella ricerca) e che ogni settore sia condotto da un Presidente non solo formale come ora (non so nemmeno chi sia) ma operativo e propositivo.
Un Presidente eletto dalla base sul presupposto del programma proposto e che il Coordinatore coordini l’operato dei settori. Se non avverrà questo forse bisognerebbe prendere in considerazione un’Associazione condotta dagli Associati e che ne tuteli gli interessi con maggiore vivacità e forza.

Un’Associazione capace di prendere posizioni nell’interesse della categoria e di trattare alla pari con i nostri inerlocutori come sono state GADEF e AFIP o come sono ora le Associazioni delle Agenzie Pubblicitarie.

Sarei lieto di poter iniziare, sull’argomento, una discussione costruttiva con Fotografi associati o no a Tau Visual ma che operino come professionisti free lance o con studio ma in un settore specifico della fotografia.

Un abbraccio a tutti.
Franco Franceschi

2 Commenti

  1. Ciao Franco!
    Sono Roberto Tomesani, eccomi qua!
    Rispondo ai due elementi del tuo intervento.

    MICROSTOCK
    Per quello che riguarda il fenomeno del microstock, ti garantisco che l’argomento e’ molto, molto spinoso da affrontare con onesta’ intellettuale, dato che implica davvero considerazioni di complessita’ notevole, ed e’ per questo motivo che – fin dal 2007, quando abbiamo iniziato a trattare l’argomento (sollecitando i soci ad inviare i loro pareri ed esperienze, su cui costruire l’evoluzione dell’analisi, fin nel settembre 2007!) siamo rimasti aperti ad ogni aspetto della vicenda, nel bene e nel male.
    La tua segnalazione, Franco, non e’ “stata ignorata”, anzi, al contrario: proprio a seguito della tua segnalazione, oltre a quelle di altri colleghi – simili o di diverso genere – si e’ ipotizzato di organizzare un convegno a cui partecipare tutti (e non a cui “saremmo andati io e Pianigiani”, per poi relazionare…).
    Non so a quale messaggio ti rifersica; io ti ho risposto che c’era intenzione di organizzare un convegno in cui presentare anche esperienze come la tua!

    E’ tanto faticoso, te lo garantisco, cercare di mediare le esigenze anche opposte di colleghi con esperienze diverse. Pero’ e’ proprio questo continuo tentativo di tenerci aperti alla comprensione delle cose nuove, oltre che al rispetto della tradizione, che ci sta consentendo di reggere il “ricambio generazionale”, su cui – come tu stesso rilevi – si e’ arenata l’esperienza dell’Afip.
    Ti do ragione su ogni singolo aspetto della tua istanza in relazione al microstock, perche’ quello che descrivi e racconti e’ frutto dell’esperienza, ed e’ – semplicemente e sacrosantamente – vero.
    Ma il fatto che gia’ due anni fa si fosse chiesto a tutti i soci di segnalare la loro esperienza in merito e’ servito, serve e servira’ a mettere in comune esperienze diverse.

    ASSOCIAZIONE IN GENERALE
    L’esperienza di TAU Visual ha dei punti di forza e dei limiti.
    La forza di TAU Visual e’ una grande quantita’ di documentazione e di esperienze, una notevole elasticita’, l’attenzione al nuovo, la concretezza e la snellezza.
    Raccogliamo le esperienze dei soci direttamente e le ridistribuiamo in forma fruibile: consulenza, documentazione, guide, contratti, inchieste, supporti concreti.
    E’ un lavoro importante, su cui abbiamo concentrato tutte le nostre energie, ed utilizziamo preferibilmente la Rete, anziche’ gli incontri, per mettere in comune le esperienze.
    Incontrarsi per discutere soddisfa un’esigenza (quella della discussione “de visu”) importante, ma che – se condotta su territorio nazionale – richiede una strutturazione che non abbiamo.
    E’ sensato conoscere le proprie forze, ma anche riconoscere i propri limiti.
    In questo, molto meglio l’attivita’ delle Confederazioni dell’artigianato che, potendo contare su un centinaio di “capitoli” provinciali, ciascuno con un ufficio, dei funzionari e dei responsabili locali, possono davvero svolgere quel compito in modo efficiente.
    Se noi facessimo “gemmare” diverse sottobranche e ciascuna di queste sottobranche operasse localmente anche solo nei capoluoghi di regione, avremmo una struttura di oltre cento capitoli locali. Non riusciremmo a fare piu’ quello che da sempre facciamo, e bene, per trovarci a scimmiottare quello che altri (le conferedazioni dell’artigianato) sono in grado di fare e gia’ fanno molto, molto meglio di quanto potremmo farlo “riconvertendoci”.
    Piuttosto che innescare un meccanismo di parcellizzazione per specialita’ (che ci ingesserebbe snaturando l’attivita’ in una sorta di “ministero”, poco produttivo), e’ probabilmente preferibile la nascita di vere e proprie associazioni “settoriali”, indipendenti, come ad esempio l’ANFM, che si e’ specializzata nel campo della fotografia di matrimonio. Poi, sui terreni comuni, trovare le collaborazioni.

    Sul fatto che un Tomesani sia “sganciato” dalla realta’ professionale… che dire. E’ vero che attualmente dedico la mia attivita’ quotidiana a questo, come tuttavia puo’ fare un allenatore di una squadra di calcio, la cui professionalita’ e’ diventata diversa da quella del giocatore. Un giocatore – per quanto bravo – farebbe pasticci se si improvvisasse allenatore, ed un allenatore farebbe schifo se lo si mettesse in attacco.
    Io sono nato come fotografo ed agente di rappresentanza di fotografi (negli anni ottanta), e poi nel tempo ho sviluppato una professionalita’ specifica che ha un suo perche’, proprio per il fatto che mi occupo quotidianamente, con dedizione, di questo.
    In sostanza, penso davvero che l’esigenza di Franco sia sensata e fondata. Penso anche pero’ che una moto ed un camion non siano ne’ confrontabili, ne’ intercambiabili: ciascuno dei due svolge una funzione importante, ma definita e diversa.
    Fuor di metafora, se l’attivita’ di TAU Visual venisse trasformata in una sorta di “cappello” di altri gruppi specialistici e/o locali, diventeremmo una sorta di piccolo “ministero” gestionale, perdendo le caratteristiche fattive che abbiamo coltivato in tanti anni.
    Ciao!

  2. ho avuto una lunga e costruttiva chiacchierata con Roberto Tomesani che ha fruttato la comune opinione di censire i fotografi con il medesimo indirizzo professionale per metterli in contatto così da formare una sorta di “collegio professionale” un line attraverso un blog volto a scambiarsi opinioni e quando necessario a organizzare incontri.

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