Isole Temporali – Le fotografie Di Thomas Jorion

2010allemagne009

La prima volta che ho visto queste immagini non ne sono stato colpito particolarmente, poi riguardandole, probabilmente guardandole veramente per la prima volta, mi è successa una cosa singolare: per un istante è stato come se sentissi il tonfo dei palloni da basket, le voci dei ragazzi ed il cigolio caratteristico che fanno le suole di gomma delle scarpe da pallacanestro.

Alcune immagini di Thomas danno l’impressione che i luoghi ripresi siano appena stati lasciati dalle persone che gli hanno vissuti, anche se consumati dal tempo. Un po’ come se appena usciti, e chiusa la porta dietro di noi, tornassimo sui nostri passi, e aperta di nuovo la porta, trovassimo tutto coperto e consumato dalla patina del tempo.

L’impressione che ne ho è la stessa avuta con certi vecchi films dell’orrore, quando il vampiro di turno, colpito all’improvviso dalla luce del sole, comincia a deperire ed in pochi secondi, e sotto il nostro sguardo diventa mummia e polvere. Luoghi naufragati nel tempo, mi vengono in mente delle immagini di una nave inglese affondata nel mar rosso durante la seconda guerra mondiale, ancora con il suo carico di veicoli militari accuratamente disposti, come ancora in attesa di essere sbarcati.

Isole Temporali, pochi titoli mi sono sembrati così azzeccati!

Thomas mi racconta che la ricerca di questi luoghi per il mondo è spesso lunga e complessa. Deve trovare il luogo, essere sicuro che sarà ancora in piedi quando andrà la, trovarvi una via d’accesso. A volte sono scoperte casuali fatte sul posto, altre sono possibili solo grazie a contatti di lavoro, internet ecc. Spesso non si riesce ad avere il permesso di accedere ai luoghi, e spesso difficile trovare i proprietari oppure questi non danno il permesso per motivi assicurativi.

Thomas ha iniziato questa serie con una fotocamera reflex, poi una  medio formato 6×7. Ora usa un apparecchio di grande formato (4×5″).

e.c.

Vi lascio ora alle parole dell’autore.

L’esistenza di isole senza tempo, nasce da una varietà di fenomeni contemporanei. Anche se ciascuna di queste isole ha una particolare origine a seconda della sua posizione, alla fine tutti evocano la scomparsa degli uomini.
Il mio essere affascinato dall’estetica dei luoghi abbandonati è l’estensione di una più antica tradizione. I pittori romantici hanno goduto passeggiando tra le rovine di civiltà da lungo perdute. Secoli prima, pittori come François de Nome (1592 – 1623), Giovanni Battista Piranesi (1720-1778) e Hubert Robert (1733 – 1808) hanno dedicato parte del loro lavoro a questi luoghi dimenticati. In qualche modo le mie foto fanno parte di questo processo.

Il mio approccio è quello di catturare e presentare questo argomento da una prospettiva mondiale. I luoghi raccontano storie, perché la gente ha vissuto, lavorato, e si divertita lì. Conservano tracce di presenza umana per lungo tempo, e si manifestano come monumenti involontari del recente passato: edifici abbandonati, spazi trascurati, resti di attività umane per la produzione o di piacere. Queste isole sono senza tempo, un fenomeno universale e può essere trovato ovunque, sollevando la questione, se vogliamo guardare al nostro passato o al nostro futuro.

Catturare la ricchezza di tali immagini è una vera sfida e richiede molto tempo, che a sua volta riduce il numero di fotografie che posso prendere. Per una rappresentazione più autentica e per conservare la crudezza dei luoghi che osservo, ho scelto di usare pellicole a  colori. Il fotogramma deve essere organizzato assecondando la disposizione dello spazio e la luce disponibile, eliminando l’austera aurea di certi spazi e rivelando una nuova bellezza.
Thomas Jorion

Thomas Jorion lo trovate qui

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